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Università per tutte le età

L’ Università per tutte le Età dell’Aquila riapre i suoi Corsi, un’occasione da non perdere per chi desidera arricchire le sue conoscenze e acquisire nuove abilità, in un clima di amicizia e sotto la guida di docenti qualificati e pronti al dialogo.
Corsi, incontri e laboratori di arte, comunicazione, lingue, musica, psicologia, storia, fitness-benessere, informatica, attività fisico-sportive, teatro, fotografia…ciascuno potrà scegliere, seguendo i suoi interessi.


I nostri prossimi Corsi

 

La storia della città dell’Aquila
Durata del Corso: dal 21 settembre al 14 dicembre 2016
Obiettivo: diffondere e consolidare la conoscenza della storia della città, patrimonio comune da difendere e valorizzare, radice secolare dell’identità sociale e culturale della cittadinanza.
Orario delle lezioni: il mercoledì, per le lezioni esterne dalle ore 15,30 alle 17, per le lezioni in aula dalle ore 17,30 alle 19 come indicato nel programma.
Sede delle lezioni: Centro Servizi volontariato, CSV, Via Giuseppe Saragat

Programma

1- Dagli Italici all’epoca romana
Mercoledì 21 settembre 2016 h. 15,30
“Le necropoli di Fossa e di Peltuinum” con il Dott. Vincenzo Torrieri
Lezione in loco
Punto di incontro: davanti alla necropoli di Fossa
Mercoledì 28 settembre 2016 ore 15,30
“La necropoli di Amiternum” con la Dott.ssa Rosanna Tuteri
Lezione in loco
Punto di incontro: spazio antistante il Teatro romano, Strada statale 80

2- Il Medioevo
Mercoledì 5 ottobre 2016 ore 18
“La transumanza” con il Prof. Antonio Porto
presso Centro Servizi Volontariato, CSV, Via Giuseppe Saragat
Mercoledì 12 ottobre 2016 ore 18
“Abruzzo medievale” con il Prof. Davide Adacher
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 19 ottobre 2016
“La musica sacra in Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento” con i Prof. Antonio Pro e Maria Antonietta Cignitti
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 26 ottobre ore 18
“L’Aquila tra ‘200 e ‘400” con il Dott. Sandro Zecca
presso Centro Servizi Volontariato

3- Il Rinascimento
Giovedì 3 novembre 2016 ore 18
“L’Aquila spagnola” con la Prof. Silvia Mantini
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 9 novembre 2016 ore 15,30
Visita di alcuni palazzi di città con il Prof. Mario Centofanti
Punto di incontro: Piazza Duomo, davanti a Infopoint

4- Il Risorgimento
Mercoledì 16 novembre ore 18
“L’Aquila nel Risorgimento” con il Prof. Paolo Muzi
presso Centro Servizi Volontariato

5- L’Aquila delle guerre
Mercoledì 23 novembre 2016 ore 18
“L’Aquila tra le due guerre” con il Prof. Walter Cavalieri
presso Centro Servizi Volontariato

Mercoledì 30 novembre 2016 ore 18
“L’architettura aquilana” con il Prof. Mario Centofanti
presso Centro Servizi volontariato

Mercoledì 7 dicembre 2016 ore 18
“Storia delle fonti bibliografiche” con il Prof. Walter Capezzali
presso Centro Servizi volontariato

Mercoledì 14 dicembre 2016 ore 17
Iniziativa conclusiva “L’Aquila nel futuro”
Tavola rotonda sul futuro della città dell’Aquila con la partecipazione di
rappresentanti delle istituzioni politiche, sociali e culturali della città (i dettagli
sull’iniziativa verranno forniti nelle prossime settimane).
SEDE DA DEFINIRE
La partecipazione al Corso è gratuita.
L’iscrizione è richiesta ai soli fini organizzativi.

Corso di Yoga
Periodo: da ottobre 2016 a maggio 2017, con tre moduli distinti, che potranno essere frequentati anche separatamente.
Insegnante: Valentina Mandolini
Orario delle lezioni: il martedì dalle ore 18 alle ore 19
Sede dell’attività: Centro Servizi Volontariato
Obiettivo: mantenere una buona elasticità muscolare e raggiungere un migliore equilibrio psico-fisico.
I 3 moduli, a cadenza settimanale, si svolgeranno con le seguenti modalità:
1 modulo: da ottobre a dicembre 2016 nei martedì:
4- 11- 18- 25 ottobre
8- 15- 22- 29 novembre
6- 13 dicembre
2 modulo: da gennaio a marzo 2017 nei martedì:
10-17-24-31 gennaio
7-14-21-28 febbraio
7-14 marzo
3 modulo: da fine marzo a fine maggio 2017 nei martedì:
21- 28 marzo
4-11-18 aprile
2-9-16-23-30 maggio
Quota di partecipazione per ciascun modulo: 30 euro

Salute in movimento: corso di ginnastica dolce
Periodo: da ottobre 2016 a maggio 2017,
• 8 mesi di frequenza, per un gruppo di 15 iscritti, quota di partecipazione di 300 euro
• 4 mesi di frequenza, per un gruppo di 15 iscritti, quota di partecipazione 180 euro
Orario delle attività: il martedì e il giovedì mattina dalle ore 10 alle ore 11,30
Sede dell’attività: Attiva Centro Fitness, Strada Statale 80, Km. 3.800
Obiettivo: essere più attivi per essere più longevi. Il movimento aiuta a mantenere una buona struttura fisica, un atteggiamento psichico positivo e una buona funzionalità muscolare riducendo i processi artrosici ed il rischio di cadute.
E’ assicurata la guida esperta di sportivi professionisti attenti alle esigenze delle persone meno giovani.
Eventuali modifiche di data o di luogo delle attività verranno concordate con i corsisti.
Per maggiori informazioni si prega di contattare la Segreteria dell’Università per tutte le età Via Giuseppe Saragat (dietro centro commerciale L’Aquilone).
la mattina dal lunedì al venerdì ore 9,30-12,30
Giovedì pomeriggio ore 15,30 – 17,30
o tramite mail all’indirizzo uniauserlaquila@gmail.com
Telefono 0862 362534
Cellulare 3442371462

La palestra della felicità
Sei Incontri, a cadenza settimanale, con la Dott.ssa Chiara Mastrantonio, psicologa e psicoterapeuta.
Obiettivo:
1-Riconoscere l’ansia per salutarla: acquisire tecniche di gestione dell’ansia e dello stress
2- Ricercare l’autostima perduta: conoscere le proprie risorse personali per valorizzarle
3- Comunicare efficacemente per vivere meglio.
Periodo: venerdì pomeriggio nei giorni:
28 ottobre,
4-11-18-25 novembre,
2 dicembre
Orario degli Incontri: ore 17-18,30
presso Centro Servizi Volontariato
Quota complessiva di partecipazione: 40 euro

Storia delle religioni
Durata del Corso: novembre – metà dicembre
Incontri nei pomeriggi di venerdì
4- 11-18-25 novembre
9-16 dicembre
Obiettivo: acquisire una conoscenza di base della storia delle religioni monoteistiche più importanti.
Orario delle lezioni: ore 15:15 – 17
Docente: Don Giulio Signora, Responsabile delle relazioni ecumeniche e
interreligiose della Diocesi dell’Aquila
presso Centro Servizi Volontariato
La partecipazione è gratuita.
L’iscrizione è richiesta ai soli fini organizzativi.

Informatica di base
Nelle prossime settimane verrà organizzato un Corso di informatica di base.
L’obiettivo é imparare, con una decina di lezioni, ad usare il computer, la posta elettronica ed Internet per fare fronte alle esigenze di tutti i giorni.

Corso di fotografia
Nelle prossime settimane verrà organizzato un Corso di fotografia, che si svolgerà nel tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale.
L’obiettivo è apprendere la tecnica fotografica in modo creativo e da un vero professionista. Per frequentare le lezioni occorre disporre di una macchina fotografica reflex. Gli interessati potranno avere maggiori dettagli nelle prossime settimane contattando la Segreteria dell’Università.

Corsi per il primo semestre 2017

L’Inglese di base
“Everyday English”
Il Corso è rivolto ad adulti al loro primo approccio con la lingua straniera. La finalità principale è di fornire una conoscenza basilare dell’inglese per imparare a comprendere ed esprimersi nelle più comuni familiari.
Docente: Prof. Laura Lombardo
Periodo: da gennaio a marzo 2017
Le lezioni, della durata di 2 ore ciascuna, si terranno nei pomeriggi del lunedì e del giovedì dalle ore 16 alle ore 18 nei giorni:
Gennaio 2017: 9 – 12 – 16 – 19 – 23 – 26 -30
Febbraio: 2 -6 – 9 – 13 – 16 – 20 – 23 – 27
Marzo: 2 – 6 – 9 – 13 – 16 -20 – 23- 27- 30
per complessive 48 ore.
Per la buona riuscita del Corso il numero massimo di partecipanti é fissato in 25 iscritti. Per partecipare occorrerà disporre di un libro d’inglese selezionato dalla docente e il cui titolo verrà comunicato ai corsisti.
Sede dell’attività: Centro Servizi Volontariato
Quota complessiva di partecipazione: 60 euro.

Corso di teatro sociale
Otto Incontri nei mesi di febbraio e marzo 2017, il mercoledì ore 17:30 – 19:00
8-15-22 febbraio
1-8-15-22-29 marzo
Occorrerà vestire abiti comodi
Quota complessiva di partecipazione: Euro 40

Un percorso teatrale aperto a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco comunicando con il proprio corpo e le parole, vivendo un’esperienza concreta di cooperazione con gli altri e di fiducia reciproca.

 

Corso di manipolazione plastica: la terra tra le mani
Sei Incontri nei mesi di febbraio-marzo 2017, il lunedì ore 17:30 – 19:00
6-13-20-27 febbraio
6-13 marzo
Dotarsi di un grembiule
Quota complessiva di partecipazione: Euro 30 (compresa fornitura materiali)
I materiali plastici come l’argilla per le loro caratteristiche di morbidezza consentono di manipolare, creare, fare e disfare usando le mani. Il corso svilupperà sia gli aspetti tecnici e culturali che quelli espressivi con una modalità ludica e di laboratorio.

Lavorare in casa: valore, sicurezza, futuro
Otto Incontri della durata di circa 2 ore nei mesi di febbraio e marzo 2017.
Per restituire valore al lavoro svolto in casa, far acquisire ai partecipanti la consapevolezza dei rischi che si corrono nell’ambiente domestico, far conoscere l’assicurazione Inail per il lavoro svolto nella propria abitazione.
Le docenze saranno curate dalla Dott.ssa Fiorella Cicerone, Specialista in medicina del lavoro, dalla Dott.ssa Francesca Leoncini psicologa e da Roberto Pipitone, Direttore dell’Inca provinciale dell’Aquila.
Durante il Corso verranno programmati due film:
“Pane e tulipani” del regista Silvio Soldini e
“Una donna tutta sola” della regista Martha Coolidge

Imparare a fare saponi naturali per l’igiene personale, la casa e i tessuti
Sei lezioni, due di teoria e quattro di laboratorio, nei mesi di febbraio-marzo 2017,
Il giovedì dalle ore 15,30 alle ore 18.
Docente: Lamberto Formiconi
Obiettivo: imparare a fare i saponi in casa utilizzando sostanze naturali e rispettando le caratteristiche dell’epidermide, per un’igiene più ecologica degli ambienti di casa e dei tessuti .

Corso di scrittura creativa
Sette Incontri, nella primavera del 2017, da marzo a maggio, il lunedì ore 17:30 – 19:00
27 marzo
3-10-24 aprile
8-15-22 maggio
Quota complessiva di partecipazione: Euro 30
La scrittura è un mezzo essenziale per esprimere il proprio estro e avere consapevolezza di sé. Con la scrittura si possono esplorare nuovi mondi, seguire la fantasia, esprimere sentimenti spesso nascosti, creando il romanzo della propria esistenza.

Corso di affresco
Cinque incontri nei mesi di aprile e maggio 2017, il mercoledì ore 17:30 – 19:00
5-12-19-26 aprile
3 maggio
Dotarsi di un grembiule
Quota complessiva di partecipazione: Euro 30 (compresa fornitura di materiale)
L’affresco é un’antichissima tecnica pittorica che si realizza dipingendo con pigmenti in genere di origine minerale stemperati su intonaco fresco. Il corso permetterà di usare tecniche medievali e rinascimentali, applicate dai grandi maestri. Le conoscenze acquisite verranno messe in pratica attraverso l’esecuzione di una o più opere.

Corso di grafica
Periodo: marzo-aprile 2017
Orario: dieci lezioni a cadenza settimanale, dalle ore 18,30 alle ore 20, nella giornata da definire insieme con i corsisti
Sede delle attività: CSV
Docente: Dott.ssa Francesca Ciccone
Obiettivo: il corso, particolarmente indirizzato a giovani, commercianti, artigiani, consentirà di realizzare l’identità istituzionale di un’azienda (marchio, biglietto da visita, carta intestata); immagini e grafica per eventi culturali, sportivi e commerciali; cartoline, opuscoli, locandine per riviste e quotidiani; impaginazione e gestione professionale di documentazione complessa e strutturata per manuali, cataloghi e file pdf per ogni tipo di stampa.

 

I miei diritti di consumatore
in collaborazione con la Federconsumatori
Periodo: aprile a maggio 2017
Sede dell’attività: CSV
Obiettivo: acquisire piena consapevolezza dei propri diritti di consumatore e delle possibilità di intervento, individuale o di gruppo, anche attraverso un’Associazione di difesa dei consumatori riconosciuta a livello europeo. Durante il Corso verranno illustrati gli aspetti più qualificanti della normativa nazionale e di quella europea.

L’ Università per tutte le Età dell’Aquila riapre i suoi Corsi, un’occasione da non perdere per chi desidera arricchire le sue conoscenze e acquisire nuove abilità, in un clima di amicizia e sotto la guida di docenti qualificati e pronti al dialogo.
Corsi, incontri e laboratori di arte, comunicazione, lingue, musica, psicologia, storia, fitness-benessere, informatica, attività fisico-sportive, teatro, fotografia…ciascuno potrà scegliere, seguendo i suoi interessi.


I nostri prossimi Corsi

 

La storia della città dell’Aquila
Durata del Corso: dal 21 settembre al 14 dicembre 2016
Obiettivo: diffondere e consolidare la conoscenza della storia della città, patrimonio comune da difendere e valorizzare, radice secolare dell’identità sociale e culturale della cittadinanza.
Orario delle lezioni: il mercoledì, per le lezioni esterne dalle ore 15,30 alle 17, per le lezioni in aula dalle ore 17,30 alle 19 come indicato nel programma.
Sede delle lezioni: Centro Servizi volontariato, CSV, Via Giuseppe Saragat

 

Programma

 

1- Dagli Italici all’epoca romana
Mercoledì 21 settembre 2016 h. 15,30
“Le necropoli di Fossa e di Peltuinum” con il Dott. Vincenzo Torrieri
Lezione in loco
Punto di incontro: davanti alla necropoli di Fossa
Mercoledì 28 settembre 2016 ore 15,30
“La necropoli di Amiternum” con la Dott.ssa Rosanna Tuteri
Lezione in loco
Punto di incontro: spazio antistante il Teatro romano, Strada statale 80

 

2- Il Medioevo
Mercoledì 5 ottobre 2016 ore 18
“La transumanza” con il Prof. Antonio Porto
presso Centro Servizi Volontariato, CSV, Via Giuseppe Saragat
Mercoledì 12 ottobre 2016 ore 18
“Abruzzo medievale” con il Prof. Davide Adacher
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 19 ottobre 2016
“La musica sacra in Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento” con i Prof. Antonio Pro e Maria Antonietta Cignitti
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 26 ottobre ore 18
“L’Aquila tra ‘200 e ‘400” con il Dott. Sandro Zecca
presso Centro Servizi Volontariato

 

3- Il Rinascimento
Giovedì 3 novembre 2016 ore 18
“L’Aquila spagnola” con la Prof. Silvia Mantini
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 9 novembre 2016 ore 15,30
Visita di alcuni palazzi di città con il Prof. Mario Centofanti
Punto di incontro: Piazza Duomo, davanti a Infopoint

 

4- Il Risorgimento
Mercoledì 16 novembre ore 18
“L’Aquila nel Risorgimento” con il Prof. Paolo Muzi
presso Centro Servizi Volontariato

 

5- L’Aquila delle guerre
Mercoledì 23 novembre 2016 ore 18
“L’Aquila tra le due guerre” con il Prof. Walter Cavalieri
presso Centro Servizi Volontariato
Mercoledì 30 novembre 2016 ore 18
“L’architettura aquilana” con il Prof. Mario Centofanti
presso Centro Servizi volontariato
Mercoledì 7 dicembre 2016 ore 18
“Storia delle fonti bibliografiche” con il Prof. Walter Capezzali
presso Centro Servizi volontariato
Mercoledì 14 dicembre 2016 ore 17
Iniziativa conclusiva “L’Aquila nel futuro”
Tavola rotonda sul futuro della città dell’Aquila con la partecipazione di
rappresentanti delle istituzioni politiche, sociali e culturali della città (i dettagli
sull’iniziativa verranno forniti nelle prossime settimane).
SEDE DA DEFINIRE
La partecipazione al Corso è gratuita.
L’iscrizione è richiesta ai soli fini organizzativi.
Storia delle religioni
Durata del Corso: novembre – metà dicembre
Incontri nei pomeriggi di venerdì
4- 11-18 – 25 novembre
9 – 16 dicembre
Obiettivo: acquisire una conoscenza di base della storia delle religioni monoteistiche più importanti.
Orario delle lezioni: ore 15:15 – 17
Docente: Don Giulio Signora, Responsabile delle relazioni ecumeniche e
interreligiose della Diocesi dell’Aquila
presso Centro Servizi Volontariato
La partecipazione è gratuita.
L’iscrizione è richiesta ai soli fini organizzativi.

 

La palestra della felicità
Sei Incontri, a cadenza settimanale, con la Dott.ssa Chiara Mastrantonio, psicologa e psicoterapeuta.
Obiettivo:
1-Riconoscere l’ansia per salutarla: acquisire tecniche di gestione dell’ansia e dello stress
2- Ricercare l’autostima perduta: conoscere le proprie risorse personali per valorizzarle
3- Comunicare efficacemente per vivere meglio.
Periodo: venerdì pomeriggio nei giorni:
28 ottobre,
4-11-18-25 novembre,
2 dicembre
Orario degli Incontri: ore 17-18,30
presso Centro Servizi Volontariato
Quota complessiva di partecipazione: 40 euro

 

Corso di Yoga
Periodo: da ottobre 2016 a maggio 2017, con tre moduli distinti, che potranno essere frequentati anche separatamente.
Insegnante: Valentina Mandolini
Orario delle lezioni: il martedì dalle ore 18 alle ore 19
Sede dell’attività: Centro Servizi Volontariato
Obiettivo: mantenere una buona elasticità muscolare e raggiungere un migliore equilibrio psico-fisico.
I 3 moduli, a cadenza settimanale, si svolgeranno con le seguenti modalità:
1 modulo: da ottobre a dicembre 2016 nei martedì:
4- 11- 18- 25 ottobre
8- 15- 22- 29 novembre
6- 13 dicembre
2 modulo: da gennaio a marzo 2017 nei martedì:
10-17-24-31 gennaio
7-14-21-28 febbraio
7-14 marzo
3 modulo: da fine marzo a fine maggio 2017 nei martedì:
21- 28 marzo
4-11-18 aprile
2-9-16-23-30 maggio
Quota di partecipazione per ciascun modulo: 30 euro

 

Corso di fotografia
Nelle prossime settimane verrà organizzato un Corso di fotografia, che si svolgerà nel tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale.
L’obiettivo è apprendere la tecnica fotografica in modo creativo e da un vero professionista. Per frequentare le lezioni occorre disporre di una macchina fotografica reflex. Gli interessati potranno avere maggiori dettagli nelle prossime settimane contattando la Segreteria dell’Università.

 

Informatica di base
Nelle prossime settimane verrà organizzato un Corso di informatica di base.
L’obiettivo é imparare, con una decina di lezioni, ad usare il computer, la posta elettronica ed Internet per fare fronte alle esigenze di tutti i giorni.

 

L’Inglese di base
“Everyday English”
Il Corso è rivolto ad adulti al loro primo approccio con la lingua straniera. La finalità principale è di fornire una conoscenza basilare dell’inglese per imparare a comprendere ed esprimersi nelle più comuni familiari.
Docente: Prof. Laura Lombardo
Periodo: da gennaio a marzo 2017
Le lezioni, della durata di 2 ore ciascuna, si terranno nei pomeriggi del lunedì e del
giovedì dalle ore 16 alle ore 18 nei giorni:
Gennaio 2017: 9 – 12 – 16 – 19 – 23 – 26 -30
Febbraio: 2 -6 – 9 – 13 – 16 – 20 – 23 – 27
Marzo: 2 – 6 – 9 – 13 – 16 -20 – 23- 27- 30
per complessive 48 ore.
Per la buona riuscita del Corso il numero massimo di partecipanti é fissato in 25 iscritti. Per partecipare occorrerà disporre di un libro d’inglese selezionato dalla docente e il cui titolo verrà comunicato ai corsisti.
Sede dell’attività: Centro Servizi Volontariato
Quota complessiva di partecipazione: 60 euro.

 

Salute in movimento: corso di ginnastica dolce
Periodo: da ottobre 2016 a maggio 2017,
• 8 mesi di frequenza, per un gruppo di 15 iscritti, quota di partecipazione di 300 euro
• 4 mesi di frequenza, per un gruppo di 15 iscritti, quota di partecipazione 180 euro
Orario delle attività: il martedì e il giovedì mattina dalle ore 10 alle ore 11,30
Sede dell’attività: Attiva Centro Fitness, Strada Statale 80, Km. 3.800
Obiettivo: essere più attivi per essere più longevi. Il movimento aiuta a mantenere una buona struttura fisica, un atteggiamento psichico positivo e una buona funzionalità muscolare riducendo i processi artrosici ed il rischio di cadute.
E’ assicurata la guida esperta di sportivi professionisti attenti alle esigenze delle persone meno giovani.
Eventuali modifiche di data o di luogo delle attività verranno concordate con i corsisti.
Per maggiori informazioni si prega di contattare la Segreteria dell’Università per tutte le età Via Giuseppe Saragat (dietro centro commerciale L’Aquilone).
la mattina dal lunedì al venerdì ore 9,30-12,30
Giovedì pomeriggio ore 15,30 – 17,30
o tramite mail all’indirizzo uniauserlaquila@gmail.com
Telefono 0862 362534
Cellulare 3442371462

 

Corsi per il primo semestre 2017

 

Lavorare in casa: valore, sicurezza, futuro
Otto Incontri della durata di circa 2 ore nei mesi di febbraio e marzo 2017.
Per restituire valore al lavoro svolto in casa, far acquisire ai partecipanti la consapevolezza dei rischi che si corrono nell’ambiente domestico, far conoscere l’assicurazione Inail per il lavoro svolto nella propria abitazione.
Le docenze saranno curate dalla Dott.ssa Fiorella Cicerone, Specialista in medicina del lavoro, dalla Dott.ssa Francesca Leoncini psicologa e da Roberto Pipitone, Direttore dell’Inca provinciale dell’Aquila.
Durante il Corso verranno programmati due film:
“Pane e tulipani” del regista Silvio Soldini e
“Una donna tutta sola” della regista Martha Coolidge

 

Imparare a fare saponi naturali per l’igiene personale, la casa e i tessuti
Sei lezioni, due di teoria e quattro di laboratorio, nei mesi di febbraio-marzo 2017,
Il giovedì dalle ore 15,30 alle ore 18.
Docente: Lamberto Formiconi
Obiettivo: imparare a fare i saponi in casa utilizzando sostanze naturali e rispettando le caratteristiche dell’epidermide, per un’igiene più ecologica degli ambienti di casa e dei tessuti .

 

Corso di teatro sociale
Otto Incontri nella primavera del 2017, da metà febbraio a metà aprile, in giorno e orario da stabilire insieme agli interessati
Un percorso teatrale aperto a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco comunicando con il proprio corpo e le parole, vivendo un’esperienza concreta di cooperazione con gli altri e di fiducia reciproca.

 

Corso di manipolazione plastica: la terra tra le mani
Sei Incontri mattutini nei mesi di febbraio-marzo 2017.
I materiali plastici come l’argilla per le loro caratteristiche di morbidezza consentono di manipolare, creare, fare e disfare usando le mani. Il corso svilupperà sia gli aspetti tecnici e culturali che quelli espressivi con una modalità ludica e di laboratorio.

 

Corso di scrittura creativa
Sette Incontri, nella primavera del 2017, da marzo ad aprile, giorno e ora da definire insieme alle persone interessate.
La scrittura è un mezzo essenziale per esprimere il proprio estro e avere consapevolezza di sé. Con la scrittura si possono esplorare nuovi mondi, seguire la fantasia, esprimere sentimenti spesso nascosti, creando il romanzo della propria esistenza.

 

Corso di affresco
Nella primavera 2017, nei mesi di marzo e aprile, giorno ed ora da definire insieme alle persone interessate.
L’affresco é un’antichissima tecnica pittorica che si realizza dipingendo con pigmenti in genere di origine minerale stemperati su intonaco fresco. Il corso permetterà di usare tecniche medievali e rinascimentali, applicate dai grandi maestri. Le conoscenze acquisite verranno messe in pratica attraverso l’esecuzione di una o più opere.

 

Corso di grafica
Periodo: marzo-aprile 2017
Orario: dieci lezioni a cadenza settimanale, dalle ore 18,30 alle ore 20, nella giornata da definire insieme con i corsisti
Sede delle attività: CSV
Docente: Dott.ssa Francesca Ciccone
Obiettivo: il corso, particolarmente indirizzato a giovani, commercianti, artigiani, consentirà di realizzare l’identità istituzionale di un’azienda (marchio, biglietto da visita, carta intestata); immagini e grafica per eventi culturali, sportivi e commerciali; cartoline, opuscoli, locandine per riviste e quotidiani; impaginazione e gestione professionale di documentazione complessa e strutturata per manuali, cataloghi e file pdf per ogni tipo di stampa.

 

I miei diritti di consumatore
in collaborazione con la Federconsumatori
Periodo: aprile a maggio 2017
Sede dell’attività: CSV
Obiettivo: acquisire piena consapevolezza dei propri diritti di consumatore e delle possibilità di intervento, individuale o di gruppo, anche attraverso un’Associazione di difesa dei consumatori riconosciuta a livello europeo. Durante il Corso verranno illustrati gli aspetti più qualificanti della normativa nazionale e di quella europea.

Storia della città dell’Aquila
I mercoledì nel tardo pomeriggio da settembre a dicembre
Per diffondere e consolidare la conoscenza della storia della città, patrimonio comune da difendere e valorizzare, radice secolare dell’identità sociale e culturale della cittadinanza. Con il contributo di storici qualificati.

Corso di fotografia
I mercoledì nel primo pomeriggio, da ottobre a novembre
Per apprendere la tecnica fotografica in modo creativo da un vero professionista.

La palestra della felicità
I venerdì pomeriggio, da ottobre a dicembre
Sei incontri con una qualificata psicologa-psicoterapeuta per acquisire le tecniche di gestione dell’ansia e dello stress, conoscere le proprie risorse personali, comunicare efficacemente e vivere meglio.

Corso di Yoga
I martedì pomeriggio da settembre a dicembre
Per mantenere una buona elasticità muscolare e raggiungere un migliore equilibrio psico-fisico.

Informatica di base
I lunedì pomeriggio da ottobre a dicembre
Dieci lezioni per entrare nel mondo dell’informatica, imparare ad usare il computer, la posta elettronica, Internet e i servizi in rete delle pubbliche amministrazioni.

L’inglese per viaggiare
I martedi pomeriggio da novembre 2016 ad aprile 2017
Per chi vuole acquisire conoscenze basilari della lingua inglese, anche per saper affrontare le classiche situazioni “del viaggiatore”.

Salute in movimento: corso di ginnastica dolce
da ottobre 2016 a maggio 2017, con possibilità di periodi più brevi
Chi é più attivo é anche più longevo. Con la guida esperta di sportivi professionisti attenti alle particolari esigenze delle
persone meno giovani in una qualificata palestra della città.

Corso di teatro sociale
Otto incontri da metà febbraio a metà aprile
Un percorso teatrale aperto a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco comunicando con il proprio corpo e le parole, insieme agli altri.

Corso di manipolazione plastica: la terra tra le mani
Sei incontri mattutini nei mesi di febbraio-marzo 2017
Manipolare, creare, fare e disfare con l’argilla: il corso svilupperà sia gli aspetti tecnici e culturali che quelli espressivi con una modalità ludica e di laboratorio.

Lavorare in casa: valore, sicurezza, futuro
Otto incontri della durata di 2 ore nei mesi di febbraio e marzo 2017
Restituire valore al lavoro svolto in casa, far acquisire la consapevolezza dei rischi che si corrono nell’ambiente domestico, conoscere l’assicurazione Inail per il lavoro svolto nella propria abitazione.

Corso di scrittura creativa
Sette incontri, da marzo ad aprile
Con la scrittura si possono esplorare nuovi mondi, seguire la fantasia, esprimere sentimenti spesso nascosti, creando il romanzo della propria esistenza.

Corso di affresco
Nella primavera 2017, nei mesi di marzo e aprile
L’affresco é un’antichissima tecnica pittorica che si realizza dipingendo con pigmenti di origine minerale stemperati su intonaco fresco. Il corso permetterà di usare tecniche medievali e rinascimentali applicate dai grandi maestri.

Imparare a fare saponi naturali per l’igiene personale, la casa e i tessuti
Sei lezioni, due di teoria e quattro di laboratorio, nella primavera 2017
Imparare a fare i saponi in casa utilizzando sostanze naturali, rispettando le caratteristiche dell’epidermide, per un’igiene più ecologica degli ambienti di casa e dei tessuti.

Corso di grafica
Nella primavera 2017, sei lezioni a cadenza settimanale,
con l’ausilio del computer e software di grafica e ritocco immagine

Il Corso indirizzato ai nuovi titolari d’azienda, consentirà loro
di realizzare la propria identità istituzionale, dal marchio,
al biglietto da visita, al flyer pubblicitario, al catalogo dei prodotti.

I miei diritti di consumatore
Come funziona la garanzia di un bene acquistato in un esercizio commerciale o su Internet? Quali diritti ha il cliente di una banca o un correntista di Poste Italiane?
Il corso, nella primavera 2017, con la Fedeconsumatori, intende “costruire” consumatori consapevoli.

L’Attività Svolta

Note sulle lezioni curate dai Maestri Luciano Bellini e Antonella Vitelli

Nella prima lezione, dedicata al tema “Musica colta e musica popolare: scambi e contaminazioni”, il Maestro Bellini ne ha ripercorso, evidenziandone i rapporti, tutta la buona musica, solo convenzionalmente divisibile in generi. Suonando il pianoforte, utilizzando CD, rintracciando brani su Youtube Bellini ha messo in luce i mille, insoliti legami tra:  il sassofonista norvegese Jan Garbarek che, agli inizi degli anni novanta, accompagna il canto gregoriano del ‘300; Domenico Scarlatti (1685-1757), grande clavicembalista che, per la sua Pastorale, attinge ad un antico canto popolare sulla nascita del Bambino; Luigi Boccherini (1743-1805) violoncellista e proficuo compositore di musica sacra e operistica che, vivendo in Spagna, fa propria la tecnica della zarzuela, un’opera teatrale tipicamente spagnola  e compone “La Clementina”; la Nuova Compagnia di Canto popolare che, nel 1988, rilancia la canzone “Voccuccia de no perzeco”, rielaborata da Maria Pia De Vito fondendo jazz e melodia napoletana; il canto armonico di antiche tribù che compare nell’opera di Karhejnz Stockhausen (1968) e poi Keith Jarrett e il suo “Concerto di Colonia” con una grande improvvisazione jazz, Astor Piazzolla e l’Argentina, l’Habanera e Cuba, il Fado e il Portogallo, la straordinaria tromba di Paolo Fresu. Momenti emozionanti   quando il Maestro Bellini ha ricordato Fabrizio De Andre’ e la sua “Canzone dell’amore perduto” del 1974, riproposta da Danilo Rea nel 2012. Il Maestro Bellini ha accompagnato i presenti in un viaggio originale dentro la musica suscitando passione e interesse anche in chi la conosce poco e vuole saperne di più. Bellini ha concluso la lezione facendo ascoltare alcune sue composizioni a partire da Mediterrando, felice fusione di ritmi e suoni del Mare Nostrum.

La seconda lezione, a cura della musicista Antonella Vitelli, ha evidenziato una delle idee guida che influenzarono maggiormente le vicende di politica interna ed estera degli Stati europei a partire dal 1830 il principio di nazionalità. La presa di coscienza dell’identità nazionale, che sbocciò in seno a quasi tutti i popoli e che fu il fermento delle varie etnie europee per più di un secolo, operò una inversione di tendenza nei confronti del cosmopolitismo propugnato a metà Settecento dai pensatori illuministi.

Il risultato più cospicuo dei movimenti di pensiero e di azione nazionalisti fu l’unificazione dell’Italia (1860) e della Germania (1871) ma risultati concreti, anche se meno appariscenti, ottennero molte altre entità nazionali: dal riconoscimento delle specificità etniche e linguistiche a rappresentanze parlamentari, a forme diversificate di autonomia. L’affermazione dell’idea di Nazione non era avvenuta in modi incruenti ma era passata attraverso cospirazioni, persecuzioni, rivolte.

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Ebbero un’importanza di primo piano, in questo processo, gli strumenti della cultura, la filosofia politica, la letteratura, la pittura, la musica. La presa di coscienza delle identità nazionali e delle singolarità dei diversi popoli passò attraverso il pensiero politico di Fichte, Hegel, Mazzini, Gioberti, Lamennais, Herder; attraverso la ricerca delle radici storiche e delle fonti documentali; attraverso la letteratura drammatica e narrativa, l’invenzione poetica, le creazioni di pittori e musicisti.

La Nazione come sentimento collettivo animò la riscoperta dei canti popolari tedeschi, greci, russi, inglesi e l’ispirazione letteraria e poetica del polacco Adam Mickiewicz, dell’ungherese Sandor Petofi, del maestro Manzoni, del russo Puskin e di numerosi altri scrittori e poeti europei. Tra l’inizio del Seicento e la metà dell’Ottocento la musica europea fu, si può dire, la somma della musica italiana, della musica tedesca e di quella francese. La Russia, la Boemia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi e tutti gli altri stati non avevano centri di produzione musicale autonomi ma erano “colonizzati” dai compositori, dai maestri, dagli interpreti italiani, tedeschi e francesi. L’affermazione e la crescita dei vari movimenti nazionali favorì la ricognizione del passato musicale di alcuni popoli e l’affermarsi di modi compositivi indipendenti da quelli delle scuole che, nei secoli precedenti, avevano egemonizzato la musica europea. I nuovi materiali musicali ritenuti validi dalle scuole nazionali furono soprattutto le melodie e i canti dei rispettivi patrimoni popolari indigeni, che impiegavano sovente scale modali ignote all’esperienza delle tradizioni predominanti e le danze e i ritmi estranei ai repertori d’arte diffusi nel Continente. Collateralmente, i libretti delle opere e i programmi dei poemi sinfonici dei compositori nazionali si basavano su personaggi e vicende tratti dalla mitologia o dai momenti gloriosi delle varie storie nazionali. Alcuni compositori romantici, da Weber a Chopin, da Liszt a Brahms, avevano già avvertito il valore positivo di questi apporti e in alcune composizioni avevano dato spazio a reminiscenze popolari polacche, ungheresi e tedesche.

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Questa tendenza diventò un movimento consapevole sia in artisti di alcuni Stati già tributari della musica italiana e tedesca (la Russia, la Boemia) sia in musicisti di altri Stati che erano rimasti in tutto o in buona parte estranei alle vicende della musica d’arte predominante in Europa (Norvegia, Finlandia, Spagna ecc.).

Solo per la Russia, però, si può parlare con proprietà di una scuola nazionale che si identifica con il gruppo dei Cinque.

Infatti alcuni esponenti di scuole nazionali si formarono in conservatori tedeschi e ne portarono per tutta la vita il sigillo di origine (Grieg, Smetana, Dvorak); altri impiegarono stilemi e moduli folcloristici nel contesto di una scrittura europea assestata (Albeniz, Granados); altri aderirono alle istanze della cultura nazionale solamente per una parte limitata delle loro opere (Sibelius).

La terza lezione è stata incentrata su una breve storia dell’opera, un genere teatrale e musicale in cui l’azione scenica viene abbinata alla musica e al canto. Il termine opera è l’abbreviazione di “opera in musica” ed è utilizzato in italiano in tutte le lingue del mondo.  Il melodramma è nato e si è sviluppato in Italia, che possiede il maggior numero di teatri d’opera al mondo e ne è universalmente considerata la patria. Abbraccia un arco temporale di quattro secoli, dalla fine del XVI secolo al presente. Le origini si fanno risalire alla Camerata dei Bardi, gruppo di intellettuali fiorentini del XVI sec. dal nome del mecenate che li ospitava , che ha elaborato gli stilemi del “recitar cantando”. L’opera conobbe un’enorme diffusione in epoca barocca affermandosi soprattutto a Roma e a Venezia. Un compositore francese di origini italiane, Jean-Baptiste Lully (1632-1687) dette vita all’opera francese con particolare rilievo all’interpretazione musicale del testo e minore attenzione al libretto, al contrario di quanto avvenne in Italia.

Sottolineata la complessità dell’armonia tra musica, canto e scena, va detto che nell’opera si manifestano sentimenti umani più comuni, le vicende, dapprima di eroi, diventano vicende nelle quali ciascuno può identificarsi. Il teatro dell’opera viene frequentato da tutti come punto di ritrovo; vi si poteva mangiare, bere, si giocava d’azzardo… Per la prima volta, le diverse classi sociali si incontravano a teatro senza nessuna distinzione, per vivere una grande socialità. In teatro, nell’Italia dell’ottocento vive l’opera buffa che Rossini vivifica. Nei palchetti del teatro si collocavano i nobili e la borghesia, in platea (dove si poteva stare in piedi) i commercianti e le persone di passaggio, in alto, nei loggioni, il popolo. La classe meno abbiente preferiva l’Opera buffa. Il teatro era gestito da un impresario (il direttore artistico d’oggi) una sorta di mediatore tra artista e pubblico. Il librettista era il coautore dell’opera, considerato un mestierante, un artigiano, che piegava una storia in versi perché il musicista potesse creare la musica. Nell’ottocento il librettista è persona colta, che sa valutare i gusti del pubblico, sa mettere in versi ciò che è in prosa, collabora con il compositore, è un vero artista. Le opere di Puccini venivano eseguite per settimane intere, il pubblico tornava ad ascoltare l’opera più e più volte. Verdi lavorava a stretto contatto con il suo librettista, che si avvaleva dei romanzi di Dumas, di Goito e di altri autori. La lettura del libretto ci fa apprezzare il testo, sorta di poema su cui si basava la musica.

Nell’opera potevano distinguersi diverse parti: la Sinfonia, che apre la scena, seguita dall’introduzione, che nell’ottocento è il recitativo (con attenzione alla scenografia). Di seguito troviamo le cavatine, con al centro le situazioni emozionali dei protagonisti o, per aiutare lo svolgersi dei fatti, duetti e terzetti, le parti che diventeranno più note, in quanto nel cantarli si fa sfoggio delle proprie capacità/abilità canore; i duetti e i terzetti verranno trascritti per pianoforte. Il coro, che nell’opera ottocentesca è un elemento vivo, è parte integrante della storia.

I cantanti d’opera, che portavano con sé anche persone che ne curavano trucco e parrucco, venivano pagati molto bene.

Nel settecento non esisteva distinzione tra le voci nell’esecuzione delle parti dei diversi personaggi; in genere a cantare erano i castrati.

L’ottocento vede all’opera cinque straordinari operisti: Rossini, Donizetti, Bellini,  Verdi e Puccini (che muore nel 1924): 130 anni di storia dell’opera, in un periodo di forti cambiamenti sociali.

Nel 1808 nasce la Casa Ricordi che pubblica “Disposizioni sceniche”: tutte le indicazioni sceniche e sui costumi necessari affinché l’opera sia eseguita sempre nello stesso modo. In quegli anni, per volere di Ricordi e di Verdi, nasce anche la Siae, Società italiana degli Autori ed Editori.

Al termine delle lezioni i due Maestri di musica hanno eseguito al pianoforte le arie più note delle opere di Rossini, Verdi e Puccini, rielaborate dal Maestro Bellini.

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Note sulle lezioni curate dalla dott.ssa Aurelia Costanzi e dalla dott.ssa Francesca Leoncini

Vi è un tipo di nutrimento

Che non si assume attraverso la bocca:

piccoli morsi di conoscenza che nutrono l’amore.

Il corpo e la personalità formano una coppia:

ogni volta che incontri qualcuno, qualcosa vi viene versato.

(Rumi, 1991)

 

La relazione, ovvero l’interconnessione tra due persone, costituisce la prima condizione dell’essere umano. Attraverso la relazione due o più individui creano un legame tra di loro.

Molte ricerche sostengono che il benessere psicologico e la qualità della vita migliorano quando s’intrattengono relazioni sane e numerose.

Il nostro bisogno di relazione è evidente quando riconosciamo che la deprivazione di contatto con gli altri esseri umani è la peggiore delle punizioni.

Nella relazione c’è la possibilità di migliorare scegliendo di incontrare l’altro in modo autentico avendo come obiettivo la crescita propria e altrui.

Relazionarsi implica la capacità di stare soli con se stessi.

 

(…)dalle verdure che sceglieva mia madre

cercavo di immaginare cosa ci avrebbe

preparato da mangiare. Fagioli bianchi,

fagioli rossi, fagiolini: era la zuppa al basilico.

Carote, cavolfiori, fagiolini per l’aioli.

Carciofi viola per la ricetta al tegame.

Pomodori, melanzane, zucchine

Per le verdure ripiene… crescendo ho imparato,

per esempio, che ogni varietà di pomodoro

ha un suo impegno (…)

Jean-Claude Izzo, Aglio, menta e basilico

 

La prima cosa con cui un bambino entra in contatto dopo essere nato, dopo essere stato lavato, pesato, visitato, abbracciato è il cibo. Il cibo, che si tratti di allattamento naturale o artificiale, è la prima occasione di relazione tra madre e bambino. Sarà un legame lungo, anche quando con lo svezzamento altri strumenti quali il piatto, il bicchiere e le posate, si aggiungeranno al seno o al biberon. Persino in età adulta il cibo preparato dalla mamma ha un altro sapore; è sempre e comunque una coccola di cui è difficile fare a meno, diventa inarrivabile termine di paragone. Nessuno rimpiange i panni lavati o stirati più di quanto si rimpiange il cibo e si sente dire “però la parmigiana della mamma… la salsa di pomodoro della mamma… la torta di mele della mamma…”

Questo atto naturale può diventare già dai primi giorni di vita un problema, non tanto per il nuovo nato quanto per la madre. Nelle prime ore di vita i bambini fanno quel gesto, che a tutti sembra incredibile, di girare la testa verso il seno alla ricerca del nutrimento. È questo uno dei momenti che le mamme ricordano con grande emozione.

Il cibo è parte di noi, non solo perché quando lo introduciamo nel nostro organismo diviene parte di quel corpo che lo riceve e lo metabolizza, ma anche perché cosa mangiamo e come mangiamo rappresenta un aspetto fondante il nostro stile di vita, il nostro modo di essere, la nostra cultura, la base del nostro appartenere alla vita e alla famiglia in cui siamo nati.

Il cibo è allo stesso tempo salute e cultura, natura e artificio, emozione e sensazione, relazione e appartenenza. Soddisfa bisogni primari dell’uomo, ne rende possibile la sopravvivenza, ma entra nel DNA emotivo, fornendogli un contributo fondamentale alla dimensione della propria identità e unicità. Da più parti, nel mondo, si è usato lo slogan “noi siamo ciò che mangiamo”; a volte è stato detto per diffondere messaggi di salute, altre per promuovere l’idea di un’alimentazione rispettosa delle tradizioni culturali e famigliari a cui ciascuno appartiene, altre ancora per tutelare la naturalezza e la genuinità di materie prime che rischiano di essere trattate, trasformate e reinventate in modo artificiale dalla tecnologia e dall’industria.

Scoprire il giusto valore del cibo, come sceglierlo e come mangiarlo è una sfida educativa che tutti gli adulti devono giocare e vincere con i più piccoli stando “tutti a tavola”, perché a tavola ci si vuole più bene. Un volersi bene che ha duplice direzione: verso noi stessi e verso gli altri.

Cucinare e mangiare non significa solo nutrire il corpo. Scegliere i prodotti giusti e freschi, pensare un menù non richiede grande impegno né di tempo né di energie. Portare però il tutto a compimento arricchisce e riempie anche emotivamente, senza che ciò richieda la preparazione di chissà quale complicato piatto. Cucinare e mangiare inoltre sono il modo migliore per trasmettere le tradizioni e le conoscenze da una generazione all’altra, ma anche tra una cultura e l’altra. Ognuno di noi è figlio di due culture diverse tra loro, quella della famiglia di nostra madre e quella di nostro padre, che portano con sé saperi ed esperienze diverse in tema di alimentazione. Dall’unione di due culture alimentari diverse possono nascere ricette e piatti nuovi, quindi esperienze molto interessanti e creative, che stimolano la nostra creatività e quella dei più piccoli e che seminano in noi e in loro parte della storia familiare.

Durante l’infanzia e la prima adolescenza sono molti i comportamenti alimentari disfunzionali che si possono verificare che non necessariamente costituiscono un vero e proprio disturbo ma che possono rappresentare una sorta di adattamento progressivo all’immagine di sé e alle richieste di autonomia che l’ambiente di vita di volta in volta richiede.

 

Il benessere psico-sociale: la scala dei bisogni

Il bisogno va inteso come uno stato di carenza che determina una spinta per l’organismo a rapportarsi con l’ambiente. Secondo Maslow esiste una gerarchia di bisogni motivati, suddivisi in cinque categorie, che vanno da quelli di base a quelli più complessi. Ciò che motiva l’uomo è il raggiungimento della soddisfazione del bisogno che in quel momento ha maggiore potenza.

“L’individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti

In modo progressivo”.

 

La teoria dei bisogni

1.Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)

2.Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione

3.Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione con un gruppo sociale)

4.Bisogni di stima, di prestigio, di successo

5.Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).

Affinché un individuo sia motivato ad impegnare le proprie forze e le proprie abilità nel realizzare il proprio sé, le proprie aspettative, i propri desideri è necessario che abbia soddisfatto precedentemente la possibilità di nutrirsi, vivere stabilmente in un luogo ove si senta al sicuro e protetto.

Non solo: è necessario che la persona viva all’interno di un gruppo sociale che gli fornisca affetto e senso di appartenenza e che lo metta nelle condizioni psicologiche di creare occasioni di stimolo al rafforzamento della propria personalità, tramite le quali ottenere prestigio anche tra i membri del gruppo.

 

Bisogno di appartenenza e di relazione

I bisogni sociali: rivolti verso l’esterno, verso gli altri

(Sullivan, 1953; Bowlby, 1973; Weiss, 1973)

  • Bisogno di attaccamento/sicurezza
  • Bisogno di relazioni sociali
  • Bisogno di appartenenza
  • Bisogno di confrontarsi/identificarsi
  • Bisogno di avere un partner

 

Bisogno di relazione

Il bisogno di relazione appare infatti soddisfatto quando l’individuo realizza il contatto o la prossimità con gli altri individui, quando le proprie richieste vengono accolte, in sostanza quando egli percepisce un senso di connessione con il mondo esterno. Tra i processi che contribuiscono al soddisfacimento di questo bisogno appaiono significativi quelli relativi alla costruzione di schemi relazionali, da cui può emergere un’idea di sé, degli altri e della relazione in termini di sicurezza, di amore, di connessione, ma anche di competenza (sentirsi capaci e degni di amare ed essere amati).

 

Il cibo come relazione

L’educazione alimentare è un invito a riflettere sugli aspetti non solo nutritivi del cibo ma anche su quelli   emozionali, educativi, formativi e sul suo ruolo aggregante, sociale e culturale.

Il cibo è, fin dalla nascita, uno dei principali mediatori nella nostra relazione col mondo. Alimentarsi significa incontrare la mamma, il caregiver, chi si prende cura di me, l’alimentazione, dall’allattamento in poi, conserva un significato relazionale; chi nutre un bambino instaura con lui una relazione profonda e importante, essenziale per il suo sviluppo psichico. Nel neonato la sopravvivenza e quindi la vita sono strettamente legati alla ricerca del benessere, il processo alimentare è al centro della vita emotiva del neonato e tutto gravita attorno ad esso con le emozioni più importanti: la soddisfazione, la paura, la rabbia… Il cibo buono rafforza il vissuto di mamma buona, il benessere organico diventa benessere relazionale, benessere che è alla base di quel senso di fiducia sul quale si fonda la personalità e l’identità sociale: l’atto del nutrire e dell’alimentarsi non è la semplice soddisfazione del bisogno biologico, è da subito un atto sociale e di comunicazione, un atto relazionale carico di informazioni, significati e di emozioni.

Il cibo rende persone perché il nutrirsi e nutrire è fondamentale per la costruzione
della soggettività, del senso del sé; siamo quello che mangiamo e la competenza alimentare evolve parallelamente allo sviluppo della mente, della reattività emozionale, delle competenze sociali. Il cibo è buono da mangiare ma anche da sentire e da pensare: incorporare, metter dentro, significa per un bambino porsi in relazione, accettare, fidarsi, conoscere, sperimentare… nella prima infanzia si iscrivono nel nostro corpo dei significati e delle associazioni che permangono perché il corpo del bambino memorizza e quindi ricorda…nella costruzione dei gusti alimentari intervengono quattro tipi di fattori: biologici, psicologici, culturali e sociali.

Il contesto familiare e socio-culturale esercita un forte condizionamento sulla formazione dei suoi gusti alimentari e del suo rapporto col cibo in generale.  Quello che gli viene dato conta tanto quanto da chi e da come gli viene dato.

Se mangio, accetto di appartenere, di far parte; chi mangia si sistema in un gruppo di riferimento (famiglia, classe, gruppo…).

I genitori hanno la responsabilità dell’alimentazione propria e di quella dei figli, della cura dei momenti legati al cibo; il pasto in famiglia è una sintesi originale di molti aspetti. La necessità di pasti veloci, semplici, ed economici rischia di far cercare soluzioni veloci, semplici ed economiche ma si possono fare anche scelte semplici.

La composizione del corpo umano

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Per peso sano si intende un peso definito “normopeso” sulla base del BMI (Indice di Massa Corporea), compreso tra i valori 18.5 e 25, con un valore ottimale per le donne pari a 20 e a 22 per gli uomini.

  • Donna alta m.1,60 65

1,60×1,60 = 2,56

BMI = 65:2,56 = 25,39

  • Donna alta 1,60 70

BMI= 70: 2,56 = 27,34 sovrappeso

  • Donna alta 1,60 kg, 45

BMI = 45: 2,56 = 17,56   sottopeso

  • Uomo alto 1,75 kg. 80

1,75×1,75 = 3,06

BMI = 80:3,06 = 26,14 sovrappeso

  • Uomo alto 1,75 kg. 60

BMI = 60: 3,06 = 19,06 nella norma

  • UOMO ALTO 1,75 KG. 68

BMI 68: 3,06 = 22,22 ideale

c2La “piramide alimentare “giornaliera“ si articola in 6 piani in cui sono disposti, in modo scalare, i vari gruppi di alimenti indicati con colori diversi per sottolineare che ciascuno è caratterizzato da un differente contenuto di nutrienti e richiede un differente consumo di porzioni.

All’interno dello stesso gruppo è importante variare la scelta allo scopo di ottenere un’alimentazione completa. Alcune regole generali:

 

  • E‘ opportuno prevedere almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, ridurre l’assunzione di grassi, soprattutto quelli saturi, preferendo quelli monoinsaturi o polinsaturi. Preparare pasti e spuntini a base di cereali integrali come pane, pasta e riso, ricchi di fibre e poveri di grassi.
  • Costruzione dei gusti alimentari: intervengono fattori biologici, psicologici, culturali, sociali.
  • Prevenzione attraverso l’alimentazione: consumare meno carne rossa, consumare più proteine vegetali (legumi), consumare almeno 5 razioni al giorno di verdure, consumare almeno 5 razioni di frutta, preferire il consumo di grassi vegetali, per la frittura tenere conto del punto di fumo e friggere ad una temperatura tra 160° e 180° con olio di oliva e/o di arachidi.
  • Una corretta alimentazione, accompagnata dall’attività fisica, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, nonché il diabete, il cancro e l’osteoporosi.

c3LARN

Livelli di Assunzione di Riferimento

di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana

La porzione standard è la quantità di alimento che si assume come unità di riferimento riconosciuta e identificabile sia dagli operatori del settore nutrizionale che dalla popolazione.

La porzione standard deve essere coerente con la tradizione alimentare e di dimensioni ragionevoli, in accordo con le aspettative del consumatore.

Le porzioni standard possono essere espresse in unità di misura pratiche, che fanno riferimento a unità naturali o commerciali, oppure ad unità di misura casalinghe di uso comune.

Le porzioni standard sono utili per definire le diete destinate alle varie fasce d’età o a gruppi con esigenze nutrizionali specifiche (ad es. gravidanza, allattamento ecc.).

 

Porzioni

Latte e yogurt: 125 gr.

Formaggi freschi: 100 gr.

Formaggi stagionati e semi stagionati: 50 gr.

Carni fresche/surgelate: 100 gr.

Pesce: gr. 150

Legumi freschi e secchi: 150 gr. per i legumi freschi e 50 gr. per quelli secchi

Pasta di semola e pasta all’uovo secca, cous-cous, semolino, riso, mais, farro, orzo ecc.: 80 gr.

Pane: 50 gr.

COLAZIONE LATTE: gr. 250 O YOGURT gr. 125 O THE’

MERENDA FRUTTA: gr. 150 O UN PACCHETTO DI CRAKERS INTEGRALI

PRANZO PASTA: gr. 80 O MINESTRA gr. 40 O RISO gr. 80

OLIO: UN CUCCHIAINO

VERDURA COTTA: gr. 200

VERDURA CRUDA gr.  100

OLIO: 2 CUCCHIAI

FRUTTA: 150 gr.

MERENDA: FRUTTA gr. 150 O CRACKERS 1 PACCHETTO INTEGRALE

CENA

CARNE: gr.  150

PESCE: gr. 200 PER DUE VOLTE

UOVA: N. 1 + PROSCIUTTO gr. 50 o MOZZARELLA – FORMAGGI gr. 100

O LEGUMI gr. 250 PESO COTTO PER DUE VOLTE

VERDURA COTTA: gr. 300

OLIO: UN CUCCHIAIO

PANE: gr. 50

FRUTTA 150 gr.

Le tre lezioni sono state tenute dal Maestro di sport Carlo Vivio con i suoi collaboratori, dott.ssa Chiara Mastrantonio, dott. Fabrizio Ioannucci e dott. Stefano Pietropaoli. Il dott. Ioannucci ha trattato della sarcopenìa spiegandone la natura e dando indicazioni utili per combatterla.

La sarcopenìa è un processo graduale e fisiologico che comincia già intorno ai 30-40 anni e che può portare ad un decremento muscolare del 5% circa entro i 50 anni e che aumenterà dell’1-2% ogni anno.

Si osserva una diminuzione della massa muscolare (dal greco sarx-carne- e penia- perdita) associata ad una conseguente diminuzione della forza muscolare (dynapenia) ed eventualmente ad alterazioni della capacità immunologica dell’individuo.

È una malattia multi-fattoriale collegata a:

– livello di attività fisica;

– modifiche ormonali- in particolare la diminuzione del testosterone e dell’ormone DHEA nei maschi, e degli estrogeni nelle donne;

– malnutrizione, principalmente causata da uno scarso introito di aminoacidi essenziali.

La sarcopenìa, quando è particolarmente accentuata, è la principale causa di invalidità e debolezza nella persona anziana con compromissione totale della qualità di vita.

Gli uomini tendono a perdere in assoluto maggiore massa muscolare rispetto alle donne ma queste ultime sono, a loro volta, maggiormente soggette a quella che invece si definisce “obesità sarcopenica”: condizione in cui il grasso in eccesso nasconde masse muscolari ridotte e nella quale il rischio di disabilità risulta estremamente elevato.

La principale causa è la malnutrizione calorico-proteica (MCP): come si evince dalla stessa definizione, il soggetto che ne è affetto ha uno scarso apporto proteico, generalmente associato al livello socioeconomico e alla difficoltà di acquistare fonti proteiche, uno scarso apporto di aminoacidi essenziali, sostanze fondamentali per la muscolatura, che l’organismo non è capace di auto-prodursi e più in generale a un inadeguato apporto calorico. Le conseguenze del processo sarcopenico sono varie ma tutte riconducibili alla graduale diminuzione di massa muscolare:

– perdita di forza e resistenza muscolari (dynapenia) con correlato aumento di rischio cardiovascolare;

– diminuzione dell’equilibrio, causata dalla riduzione della tensione muscolare, con conseguente aumento di cadute a terra e fratture ossee;

– parallelo processo di osteopenìa (diminuzione di massa ossea) fino ad osteoporosi conclamata.

Come possiamo prevenire la sarcopenia? Migliorando il nostro stile di vita.

Il corpo umano non è programmato per restare fermo e mangiare costantemente, al contrario è settato su un continuo movimento fisico e un adeguato apporto alimentare.

Una costante attività fisica che mette in azione i muscoli è in grado di limitare fortemente il processo sarcopenico. L’esercizio fisico regolare è l’unica strategia collaudata per prevenire la fragilità organica, migliorare la sarcopenìa e la funzione fisica del soggetto.

L’esercizio fisico aumenta la capacità aerobica, la forza muscolare e la resistenza andando ad incidere positivamente su tutte quelle funzioni che vengono fisiologicamente meno con l’avanzare dell’età.

A tavola il soggetto sarcopenico deve far attenzione all’apporto giornaliero di proteine che, a seconda del livello di attività fisica, deve essere adatto allo stile di vita. La cosa fondamentale è aumentare leggermente l’introito proteico quotidiano (salvo diverse condizioni

patologiche) a discapito dell’apporto di carboidrati (tendenzialmente e generalmente sempre molto alto) preferendo fonti di grasso “buone”; sarebbe, inoltre, consigliabile cominciare il pasto con il secondo piatto (proteico) assieme al contorno, anziché col primo piatto (ricco di carboidrati) instaurando così un equilibrio tra senso di fame e sazietà, apporto di aminoacidi essenziali e miglior controllo glicemico che aiuta a controllare il peso corporeo o ad avere un maggior effetto dimagrante.

Anche la varietà proteica risulta essere fondamentale quindi, non limitiamo le scelte alle proteine animali (carne, pesce, uova e formaggi) ma anche a quelle vegetali provenienti dai legumi che a rotazione devono essere introdotti nella nostra alimentazione.

Infine possiamo riassumere che l’approccio funzionale migliore per rallentare il processo di sarcopenìa e dynapenia è il connubio “alimentazione-integrazione-esercizio fisico”; oltre a integratori di aminoacidi essenziali (solo in casi specifici) è fortemente consigliabile assumere la vitamina D che risulta essere fondamentale non solo per la salute ossea ma per tutta la salute dell’organismo.

La psicologa-psicoterapeutica, dr.ssa Chiara Mastrantonio, ha sostenuto che la felicità va considerata come una sorta di muscolo che si può imparare ad allenare partendo da azioni pratiche messe in atto nella vita quotidiana. Si può lavorare sul proprio stile di vita acquisendo un’alimentazione adatta alle proprie esigenze e mantenendosi attivi, ad ogni età, per stimolare le endorfine ovvero i nostri ormoni della “felicità”. Si possono apprendere, inoltre, tecniche quali la respirazione diaframmatica per insegnare al proprio corpo a rilasciare le tensioni accumulate nella giornata. Altro passo da compiere è esaminare come, troppo spesso, utilizziamo il cibo per compensare e gestire emozioni vissute come spiacevoli quali rabbia, tristezza, paura, noia, per imparare a gestire in modo più efficace e diretto tali emozioni. Così come il corpo ha un ruolo chiave per migliorare il proprio benessere, anche imparare a riconoscere i pensieri “sabotanti” permette di modificare il proprio modo

di pensare per raggiungere la vita che si desidera partendo dal cambiamento di sé stessi.

Prof. Cesare Del Vescovo

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Conoscere meglio il nostro territorio, le sue ricchezze archeologiche, approfondire il nostro passato e le nostre radici per costruire, su una nuova consapevolezza, il nostro futuro. Con questo obiettivo l’Università per tutte le età ha organizzato, nei mesi di aprile e maggio 2016, 5 Incontri di approfondimento storico-archeologico con il prezioso contributo della dott.ssa Rosanna Tuteri, archeologa della Soprintendenza unica dell’Aquila e del prof. Fabio Redi, professore ordinario di Archeologia cristiana e medievale dell’Università dell’Aquila.
L’attività didattica è stata aperta, l’11 aprile, dalla lezione della dott.ssa Tuteri che ha illustrato le specificità dei siti archeologici di Amitenum e Forcona sottolineando la ricchezza dei reperti e l’affidabilità delle fonti storiche, che comprovano la presenza dell’uomo nell’area di Amiternum in periodo anteriore all’insediamento dei Romani. La lezione è stata seguita dalla visita in loco dei due siti, il 22 aprile e il 3 maggio, sotto la guida competente della dottoressa Tuteri.
Il prof. Redi ha tenuto due lezioni sulla storia della città dell’Aquila e sulle grandi cattedrali di Forcona e di Amiternum, quest’ultimo sito oggetto di scavi interessanti e di reperti che comprovano le ipotesi di studio dello stesso docente. Il professore ha richiamato le vicende più importanti della storia della città e animato curiosità che troveranno nuove risposte nel programma di attività dell’Università nel secondo semestre 2016.

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Note sulla lezione della dott.ssa Tuteri del 11 aprile 2016

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Le aree archeologiche sono aree recintate sottratte allo sviluppo del territorio. Perché questa sottrazione: vale la pena imbalsamare dei terreni e non farli utilizzare? Per l’archeologo la risposta è scontatamente un sì. Infatti, con l’area archeologica si salvaguarda qualcosa di profondo, un’idea di territorio che ci consente di accrescerne la conoscenza e di comprendere il paesaggio, interazione tra uomo e natura circostante.  Grazie a questa tutela sappiamo come, 2000 anni, fa l’uomo realizzava il suo paesaggio, ed organizzava le risorse che aveva intorno. Queste conoscenze arricchiscono la nostra vita; le aree archeologiche sono, dunque, finestre sul passato che ci permettono di capire come è avvenuta la trasformazione del paesaggio ad opera dell’uomo. Gli strumenti che possiamo utilizzare in questa ricerca sono diversi, uno dei principali è lo scavo archeologico e le aree di Amiternum e Forcona sono appunto un frutto prezioso dello scavo.  Amiternum ha una parte alta che è stato sempre a vista; il sito veniva chiamato Colosseo. Gli scavi hanno mostrato quello che vediamo oggi.

Perché la localizzazione di Amiternum? Tra Roma e la nostra città romana ci sono parecchie montagne ma Amiternum si trova a mezza strada tra Tirreno e Adriatico; la Salaria univa i due mari, era la via del sale, un asse importante. Su questa strada passavano commerci, idee, lingue. Nella valle dell’Aterno Amiternum occupa una posizione centrale (oltre la direttiva ovest-est c’è anche la via fluviale) e la città romana si trovava in una zona della Sabina molto periferica: Sabina è Rieti e Roma con i suoi re sabini.

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Dalla nascita di Roma i Sabini sono presenti e fanno la sua grandezza con i loro dei, i loro usi, le donne (il ratto delle Sabine). La componente sabina è stata importante sin dall’inizio, dunque. C’è molta storia prima della costruzione di Amiternum; il colle dell’Aquila sembra essere stato il confine tra Sabini e Vestini, Amiternum era capoluogo per la Sabina, Forcona (Civita di Bagno) il capoluogo dei Vestini. Il ceppo etnico principale era quello dei Safini, l’antico nome dei Sabini, che vivevano in Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio. Le fonti classiche, di epoca romana, Catone e Varrone, ci dicono che i Sabini conquistarono alcune città di questo territorio interno tra cui Cutilia (l’odierna Cotilia) e Testrona (non sappiamo dov’è). I Sabini invadono il territorio laziale; ne abbiamo le prove, con i ritrovamenti archeologici che convalidano le fonti.  Lo scavo di Pizzoli, che si trova nella zona industriale vicino al fiume (la zona dei capannoni) ha portato alla luce necropoli interessanti e tracce monumentali di sepolture. Tolta la terra coltivata, scoperto il terreno antico (il paleo suolo) sono state rinvenute delle canalizzazioni costruite con pietre/canalette di età romana e sono state trovate buche di pali della protostoria (3500 anni fa, inizio età del ferro) che servivano a sorreggere il tetto delle capanne dello stesso tipo di quelle trovate sul Colle Palatino a Roma, come la capanna di Romolo.  Sono state trovate sepolture del IX e VIII secolo a.C. coperte da ciottoli, con ornamenti, armi.. straordinariamente a Pizzoli lo scavo ha rivelato dei cerchi (dove la terra cambia colore e consistenza) di tombe a fossato canale, strane, circolari. A Pizzoli nel fossato non c’è nulla, mentre in genere vi si mettevano pali di legno, pietre e frasche per recintare la tomba. Nelle tombe così sistemate non poteva entrare nessuno mentre in quelle di Pizzoli si poteva entrare, fatto inspiegabile vista la paura che si aveva dei morti. Tombe simili a quelle Pizzolane si sono trovate a Matelica (tra i Piceni delle Marche) e nell’area di Salerno, vicino Capua. Si può ipotizzare che questa tecnica di seppellimento dal Piceno o dalla Magna Grecia campana, attraverso una strada interna appenninica, sia arrivata ad Amiternum 2800 anni fa. A Pizzoli, dunque, hanno sepolto come i Piceni. In una delle tombe rivestite di pietra è stata trovata una fibula, la spilla che reggeva il mantello di lana di pecora o di iuta, tessuti pesanti; nella tomba non c’erano ossa dello scheletro ma solo quelle di un cranio bruciato. E’ probabile, dunque, che la fibula reggesse la stoffa che avvolgeva il cranio. Dall’Iliade sappiamo che era uso bruciare i cadaveri sulla pira; il corpo di Pizzoli è stato bruciato in un altro luogo ma la testa è stata riportata in patria e sepolta con armi e lancia. Si trattava del cranio di un guerriero di cui la fibula narra la storia? Il personaggio è importante perché ha la mazza, lo scettro e lo scudo rotondo come i sacerdoti Salii, i sacerdoti sacri di Roma che si diceva essere scesi dal cielo. Il guerriero era partito su un carro con un cagnolino, segno di aristocrazia. Il viaggio era stato fatto quando il personaggio era già morto o per la “primavera sacra”: i giovani erano obbligati a partire quando la popolazione cresceva troppo e le risorse non bastavano per tutti. Si sacrificavano, si votavano alla divinità e partivano in primavera per colonizzare altre terre. Secondo gli scritti di Catone e Varrone, nelle primavere sacre i giovani partivano con un animale totemico, sacro; nei Piceni era il picchio, per gli Irpini il lupo.

La fibula di Pizzoli, in bronzo, è lunga circa 10 centimetri, presenta il cane e il cervo come animale totemico. Secondo alcuni ricercatori il cervo è l’animale totemico dei Frentani ma non ne abbiamo prove certe; c’è anche un altro animale, che sembra un lupo, collocato di lato come se si trovasse nell’ambiente che il carro ha attraversato.

Amiternum era dunque al centro della strada Tirreno-Adriatico e di quella nord-sud; dalla tavola Peoetingheriana, uno stradario di epoca romana, osserviamo che da Roma le strade si dipartono a raggera; nella tavola sono indicate anche strade che non vanno verso Roma ma verso gli Appennini, proprio dove si trova Amiternum. L’asse nord-sud diventerà, secoli dopo, il percorso dei pastori e dei loro commerci. La strada Ferilia da Popoli arrivava fino a Bussi (II sec. a.C.), la strada Cecilia attraversava Amiternum e arrivava al Passo delle Capannelle per raggiungere poi l’Adriatico. Già prima del 293 a.C., dunque, quando i Romani arrivarono ad Amiternum, esisteva un villaggio sul Colle di San Vittorino, come hanno rivelato gli scavi accanto alla Chiesa dove sono state trovate tombe circolari simili a quelle trovate a Tivoli (IIIV a.C.). Vicino alle tombe è stato trovato un frammento con iscrizioni paleosabelliche, la lingua dei Safini, che non ha nulla a che vedere con il latino. Sul frammento di un grande contenitore si è trovata traccia di farina macinata che viene ritrovata, in genere, in contesti religiosi. Sappiamo dunque che nel villaggio c’erano persone capaci di scrivere.  Nella zona preesistevano diversi villaggi; all’arrivo dei Romani vengono edificati intorno al foro la basilica, la piazza, i portici, le strade. E’ utile ricordare che i Romani edificano seguendo un piano regolatore stabilito. La prima cosa che fanno è costruire gli argini dei fiumi e, infatti, a destra e a sinistra sono visibili chiaramente i resti della muratura uguali a quelli che si possono vedere vicino al Teatro, che verrà costruito espropriando abitazioni private (di cui si può notare la pavimentazione proprio a ridosso del teatro stesso). Ad Amiternum è stata ritrovata una delle più grandi domus di 5000 metri quadrati. Nel foro era affisso il Calendario augusteo, in marmo, oggi nel museo Munda dell’Aquila, che rivela come feste e mercati si tenessero, ad Amiternum, negli stessi giorni in cui si tenevano a Roma; la scansione del tempo è identica, dunque, a quella di Roma, gli abitanti di Amiternum erano cittadini romani a tutti gli effetti.

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In due lastre del 325 e del 365 d.C., Patronatus, troviamo la trascrizione di un processo verbale dei protettori di Amiternum (325) e di Foruli (365).

I villaggi di Pizzoli, Aruscula, Pretorium.. erano tutti amministrati da Amiternum. Scoppito era un villaggio a sé. Una particolare rilevanza va attribuita ai letti funerari in bronzo ritrovati nella zona e finemente decorati, con scene di vendemmia: alcuni frammenti sono presso il museo Munda dell’Aquila ma la maggior parte dei reperti è visibile presso il Museo archeologico nazionale di Chieti.

Ad Amiternum sono stati ritrovati due letti completi; per valutarne l’importanza si consideri che in tutta Italia ne sono venuti alla luce soltanto altri 3/4 ma in frammenti.

Al tempo dei Romani erano già rinomati alcuni prodotti agricoli della zona quali le cipolle e i cavoli di Amiternum.

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Note sulla lezione del prof. Fabio Redi del 15 aprile 2016

 

L’11 aprile 2016 si sono ricordati i 750 anni dalla rifondazione angioina della città dell’Aquila. Infatti nel 1259 Manfredi distrusse L’Aquila, ricostruita nel 1266 da Carlo d’Angiò. Il nome della città deriva da Acquili, acqua; infatti, la chiesa di Santa Maria di Acquili é posta nella parte originaria della città.

Corrado IV di Svevia, nel 1254, redige “l’atto di nascita “ della città ma di fatto legittima qualcosa che si stava già  formando; a L’Aquila, del resto, sono note presenze insediative già dal tempo dei normanni.

L’attuale ricostruzione, dopo il terremoto del 2009, potrebbe rappresentare un’utile occasione di indagine se esistesse un coordinamento tra tecnici che, purtroppo, non c’è.

Dopo circa trenta anni dalla rifondazione angioina della città, nel 1294, all’epoca di Celestino V, il cardinale Stefaneschi scrive che la gente ancora non abita la città, gli spazi sono ben definiti ma i cittadini ancora non la popolano tutta.  Gli anni dal 1266 al 1316 sono fondamentali per l’Aquila: vengono realizzate opere importanti sia pubbliche che private. Nel 1307 viene costruito l’acquedotto di Santanza, che porta acqua dal convento di San Giuliano alla zona del Castello.

Nel 1315 Roberto d’Angiò conferisce privilegi alla città ed emana un editto con cui invita i costruttori a restaurarne le mura e a concludere i lavori, che saranno portati a termine da Leone di Cicco l’anno successivo. La costruzione delle mura era iniziata sotto Carlo d’Angiò nel 1272-1275, progettista il capitano Lucchesino da Firenze. Le mura erano a quel tempo lunghe circa 5,5 chilometri, 6 Km dal 1534 con la costruzione del Castello; si pensi che Pisa ha 7 km. Di mura e Firenze 20 km. Nel 1293-1294 le mura furono ampliate da Carlo II d’Angiò. Nel 1272 Tancredi da Pentima (Corfinio, località della Valle Peligna) aveva iniziata la costruzione della Fontana detta delle 99 cannelle.

La parte originaria della fontana è quella frontale, dove erano collocati anche i mascheroni più antichi, poi spostati. Il braccio destro della fontana risale al seicento quando le cannelle erano 71, poi ne furono aggiunte 6, si arrivò a 77 e in seguito a 93. Solo 100 anni fa se ne aggiunsero altre per arrivare a 99 (non ha fondamento storico, dunque, la costruzione dell’Aquila da parte dei signori di 99 castelli).

Tancredi da Pentima si era formato in Puglia e aveva lavorato al castello di Andria per Federico II, con Nicola Pisano di origini pugliesi. L’asimmetria delle tessere bianche e rosa vuole dare l’idea del movimento dell’acqua. Al centro della parte frontale è collocata una epigrafe che ricorda le diverse opere di restauro della fontana stessa.

 

Nel 1272-1275 Pietro da Morrone aveva fondato a Collemaggio il monastero celestiniano, nel 1283 era stato acquistato il terreno e la Basilica fu consacrata nel 1289, quando vi si poté officiare. Gli scavi hanno consentito di evidenziare che dal 1289 al 1350 ben cinque diversi interventi edificatori interessarono la basilica (con una serie di sovrapposizioni).

L a Basilica che vediamo oggi è quella successiva al terremoto del 1349. Nel 1428 venne ultimata la facciata, costruita per sciogliere il voto fatto a Celestino dopo l’assedio di Fortebraccio. La torre sulla destra è la base di un campanile incompiuto che, successivamente, fu inglobata nella facciata. La Basilica è stata un lungo cantiere; nata con Celestino, bloccata dopo il gran rifiuto, vede la ripresa dei lavori interrotti a seguito dei terremoti del 1315 e del 1349. Originariamente era costruita 7 metri più vicina alla zona dell’ospedale psichiatrico, sulla roccia; dopo il terremoto del 1349 la basilica venne spostata verso destra (guardando la facciata) facendo poggiare la parete su un “vuoto” assai pericoloso. La parte antistante era costituita da una loggia con un porticato dove Celestino si affacciava per benedire i fedeli. Era il Talamus, che tutte le chiese cistercensi avevano (vedi Basilica di Casamari e Fossanova).

La Chiesa di San Domenico: nel 1309 Carlo II d’Angiò fece venire dalla Francia i disegni delle absidi poligonali (a 3 o a 5). Nel 1349 il convento e le parti abitate dai frati erano in legno, poi sostituite da pietra.

Dalla cronaca di Buccio di Ranallo apprendiamo che la città dell’Aquila aveva un perimetro di 170 ettari; a fini di comparazione Genova si estende su 110 ettari, Siena su 180, Pisa e Napoli su 200, Firenze su 380. Delle mura aquilane ci sono riferimenti in diverse fonti ma non se ne conosce il costruttore, l’ingegnere-architetto che le progettò e le realizzò (come per le mura di Pisa).

La mappa dell’Aquila evidenzia un primo reticolato viario svevo e successivamente un reticolato angioino; il cuore del Centro compreso entro le mura costituisce il nucleo più antico della città. La pianta del Fonticulano, del 1575, mostra solo le mura e le porte, potremmo dire la “civitas” dell’Aquila. Isidoro di Siviglia, infatti, aveva operato la distinzione tra civitas e urbis definendo civitas la materialità della città, le pietre, e urbis la presenza umana, i cittadini. Nella seconda pianta del Fonticulano, del 1600, vengono inserite le abitazioni, le piazze, le fontane. Occorre ricordare che negli Statuti della città veniva fornito il disegno standard che la realizzazione delle fontane doveva rispettare. Nel 1307 l’acquedotto di Santanza viene realizzato da Fra’ Giovanni su progetto di Guelfo da Lucca; l’acquedotto è lungo circa 3 miglia e porta l’acqua dal convento di San Giuliano alla zona del Castello. Buccio di Ranallo sottolinea che la costruzione dell’acquedotto fu opera di popolo, una festa di partecipazione al lavoro da parte di tutti i cittadini con pranzi e scampagnate sociali.

Cos’è il Torrione che dà il nome all’omonimo quartiere? Negli anni ’30 del novecento, come risulta da foto dell’epoca, era situato in aperta campagna con qualche casa contadina nei pressi. La parte bassa è costituita da un cippo funerario di epoca romana, la parte alta da una tomba a torre. In genere, queste ultime erano costruite su strade importanti e per questo, forse, l’attuale via della Croce rossa era una strada romana. Nella parte alta c’è uno sfiatatoio dell’acqua che dimostra la grande abilità idraulica di Fra’ Giovanni. Il tracciato dell’acquedotto rivela pozzi profondi 30/35 metri costruiti per ritrovare l’acqua che si perdeva nel terreno, un percorso sinuoso delle strutture per dare all’acqua la necessaria spinta ma anche, attraverso due sfiatatoi (il Torrione è uno di essi) per ridurne la forza. Alcune vasche di deposito dimostrano che la purezza dell’acqua era presa in giusta considerazione (vi si potevano trovare terra, carcasse di animali). Sarebbe assai utile restaurare questa rilevante opera idraulica.

La costruzione del Forte spagnolo ha “spezzato” l’acquedotto.

A “piedi piazza” c’era una raccolta dell’acqua che veniva utilizzata per lavare la pavimentazione dopo il mercato.
Infine l’acqua arrivava fino alla fontana poi chiamata Fonte Secca.

E’ sorgiva invece l’acqua che sgorga dalla fontana delle 99 cannelle. E’ da lì che gli aquilani prendono l’acqua per i propri fabbisogni fino alla costruzione dell’acquedotto.

Le lezioni di cucina, tenutesi nei pomeriggi di 5, 12 e 19 maggio, hanno riguardato i prodotti tipici del nostro territorio: gli antipasti, con i legumi della tradizione contadina (farro, ceci, fagioli); lo zafferano, l’ingrediente principe di numerosi piatti tipici; i nostri formaggi, tanto legati alla transumanza e alla sua tradizione.

Il farro, cereale molto antico, ha avuto sempre un ruolo fondamentale nell’alimentazione del mondo intero; si è ipotizzato che in origine fosse diffuso in Palestina e da lì sia passato in Egitto e poi in Siria. Con le conquiste di questi territori da parte dell’Impero Romano, il farro sarebbe arrivato in Italia e nel nostro territorio. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la zona di Amiternum era un nodo fondamentale per lo scambio di merci in tutta Europa. Il farro serviva per la panificazione e la sua farina era alla base dell’alimentazione della popolazione romana, veniva utilizzato nelle cerimonie e come merce di scambio. Plinio il Vecchio ne esaltava le qualità nelle sue opere dalle quali sappiamo che un dolce a base di farro veniva offerto dalla sposa allo sposo come dono di nozze e che il farro veniva donato agli Dei durante le cerimonie religiose.

Questo cereale cresce anche in ambienti difficili; in passato nel Parco veniva coltivato in piccoli appezzamenti di terreno montano come provano, nei pressi di cascinali abbandonati del Gran Sasso e dei Monti della Laga, i resti di vecchi mulini a pietra. Nella zona la produzione di farro interessa Ville di Fano, una piccola frazione del Comune di Montereale, che ogni anno tra il 12 e il 13 agosto dedica al farro una sagra.

La cicerchia, ormai quasi scomparsa dalle coltivazioni abruzzesi, persiste sulle pendici meridionali del Gran Sasso nella zona di Castelvecchio Calvisio.

Il cece è sopravvissuto nel Parco con antiche varietà: i ceci rossi, neri e pizzuti.

Il fagiolo è arrivato sul nostro territorio solo dopo la scoperta dell’America.

La sua produzione è incentrata nella zona di Paganica tanto è vero che è ancora in uso il termine “paganicce” per indicare questo legume.

La lenticchia è stato sicuramente il primo legume ad essere coltivato dall’uomo. Testimonianze archeologiche in Grecia ne collocano la coltivazione già tra il XIII e l’XI a.C.

Nel nostro territorio si parla delle lenticchie in un documento del 998 d.C. in un piano regolatore relativo alle proprietà di Carapelle, Tussio e nella valle del Tirino. Le lenticchie vengono coltivate da sempre nella zona che ha come fulcro il borgo di Santo Stefano di Sessanio    su piccoli appezzamenti di terreno spietrati e sottratti alla montagna. Nel 2008 è stata creata l’Associazione di produttori a tutela del seme della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio; questo legume è presidio Slowfood.

La seconda lezione è stata dedicata allo zafferano, la più preziosa delle spezie utilizzata per profumare, tingere le stoffe, dipingere e, ovviamente, in gastronomia.

La prima testimonianza della pianta di zafferano risale al 1550 a.C. in Asia Minore. Da lì sarebbe giunto in Grecia e quindi nell’Impero Romano, la cui caduta produsse l’arresto della produzione in Europa ma non in Oriente e nei paesi Arabi; furono proprio gli Arabi che intorno all’anno 1000 d.C. ne riportarono la coltivazione in Europa attraverso la Spagna.

Nella storia parlarono di zafferano Omero e Plinio; gli imperatori romani lo facevano utilizzare per profumare le loro dimore ed il Cardinale Richelieu ne gustava una confettura considerandola afrodisiaca. Nella cucina medievale lo zafferano veniva utilizzato perché conferiva al cibo il colore dell’oro considerato panacea per tutti i mali. Possedere lo zafferano era considerata una vera ricchezza; le madri lo conservavano per la dote delle figlie come testimonia un contratto di matrimonio ritrovato a Navelli e datato 1777.

La tecnica di coltivazione dello zafferano di Navelli è annuale, molto impegnativa per il lavoro manuale ma in grado di permettere al produttore il controllo annuale dello stato di salute dei bulbi. La tecnica più diffusa e meno costosa è quella pluriennale che consiste nel lasciare i bulbi nel terreno per un determinato periodo di anni (4 anni in Sardegna, 6 in Grecia). I Comuni interessati dalla produzione di zafferano con i terreni posti dai 350 a 100 m s.l.m sono: Navelli, Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Poggio Picenze, Prata D’Ansidonia, San Demetrio Né Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi e Villa Sant’Angelo.

La terza lezione, incentrata sui formaggi del territorio aquilano, sulla transumanza e sugli storici Tratturi, ha focalizzato l’attenzione sul pecorino abruzzese, in particolare sul Canestrato di Castel del Monte, il pecorino di Farindola, il caprino e il Caciocavallo abruzzese. I quattro formaggi sono classificati come PAT, prodotto agro-alimentare tradizionale, vale a dire un prodotto le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura seguono regole tradizionali consolidatesi nel tempo e omogenee in tutto il territorio interessato da almeno 25 anni.

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“Una Città per la Musica, la Musica per una Città”

Incontri, approfondimenti, divagazioni e divertimenti in, con e per la Musica

 

Nel periodo da marzo a maggio 2016 sono state realizzati Incontri e lezioni musicali con insegnanti e musicisti del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila, che dal 1967 è centro di eccellenza aquilana, con l’amichevole collaborazione del prof. Fabrizio Pezzopane Direttore artistico della Società aquilana dei concerti “B. Barattelli”

 

La prima lezione è stata tenuta dal prof. Walter Tortoreto, già docente della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Aquila, che ha messo in luce come la   musica sia un linguaggio poco studiato e del quale è difficile definire le origini. Severino Boezio, insigne filosofo, matematico e uomo politico, nato a Roma verso il 480 d.C., Console nel 510 e consigliere di Teodorico re degli Ostrogoti (giustiziato per tradimento nel 524) redasse dal 500 al 507 “Il De institutione musica” in 5 libri, l’unico Trattato musicale che ci è giunto nella tarda latinità. Valutato nei secoli successivi, è considerato il punto di partenza di tutta la trattatistica medioevale.

Iniziando il viaggio sulla nascita della musica come é vissuta oggi, il prof. Tortoreto é partito dal famoso “sao ko che kelle terre per kelle fini ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” , i primi documenti che attestano l’uso del volgare italiano ( i cosiddetti  placiti cassinesi , pergamene ) che risalgono al secolo X . Si tratta di quattro testimonianze sulla proprietà di un fondo motivo di lite tra i benedettini del Monastero di Montecassino e un feudatario locale, Rodelgrimo d’Aquino. L’atto del notaio, che darà ragione ai benedettini, verrà redatto in latino ma le quattro testimonianze saranno, per la prima volta, redatte in volgare (tuttavia, fino al 1200, il latino resterà la lingua ufficiale della cultura).

Negli anni contemporanei ai placiti cassinesi e nei secoli immediatamente seguenti, i trovatori vivono nelle corti recitando poesie, facendo musica e seguendo quelle regole che per fare arte sono elemento ineludibile. Anche la musica, in quanto linguaggio, ha regole particolari così come le hanno la pittura, la poesia, l’architettura.

La nascita della musica, ha evidenziato Tortoreto, viene collocata convenzionalmente intorno all’anno mille; di fatto, come esigenza espressiva, la musica nasce con l’uomo, anche se l’alfabeto musicale è diverso a seconda delle civiltà.

Le prime forme artistiche musicali vengono rintracciate nella civiltà dei trovatori, musicisti della Provenza (regione del sud della Francia) che parlavano la lingua occitana (provenzale) e dei trovieri, musicisti provenienti dalla Francia del nord, che parlavano la lingua d’oil, uno dei due volgari francesi. Trovatori e trovieri erano artisti ambulanti che giravano in Francia tra 900 e 1300 guadagnandosi da vivere nelle corti. Tra il 1100 e il 1300 nel castello, una sorta di casa fortificata nella quale si conduceva una vita abbastanza difficile, il signore si circondava di poeti, cantori e artisti girovaghi che rallegravano le sue giornate.

Oggi si vuole distinguere a tutti i costi, nella musica, il bello dal brutto mentre la distinzione corretta sarebbe quella basata sulle diverse fasi storiche della musica o a seconda degli strumenti utilizzati. Allo stesso modo, per giudicare un quadro del 1400 occorrerebbe tornare ai principi estetici di quel periodo e non utilizzare i principi odierni. Per comprendere la musica dei neri, ad esempio, occorrerebbe essere neri o   entrare nel loro spirito. Ascoltando un brano s i può dire “mi piace” o “non mi piace” ma si tratta soltanto di una preferenza soggettiva.

La musica è un linguaggio storico storicamente definibile: c’è una musica indiana, una musica trobadorica, una musica cilena.. Tra di loro c’è un solo elemento comune, il suono, il silenzio, l’intervallo (la pausa) che serve a definire il discorso, a dare riposo all’udito. Ogni forma musicale ha una sua grammatica.

Il linguaggio non è un insieme disarticolato di suoni, ha bisogno di norme, di regole che mettano in ordine gli elementi costitutivi del linguaggio stesso (es. alfabeto); così avviene anche per la musica. Da un semplice rumore ripetuto a distanza regolare è possibile creare un ritmo, caratteristica propria della musica (la vita è ritmo: ritmo cardiaco, delle stagioni, dell’alternarsi giorno-notte). La natura canta, si esprime in maniera acustica ma c’è una profonda differenza tra sonoro e acustico: l’acustico non obbedisce a criteri storici o di gusto, è un fenomeno che può nascere dal vento, dall’erba che cresce, dagli alberi toccati dalla luce. La ricerca moderna studia la musica non udibile ma reale (es. ultrasuoni) che esiste anche se noi non siamo in grado di decodificarla; l’orecchio educato può avvertirla, quello non educato no.

L’arte musicale non è limitata a chi la crea, vuole parlare al futuro.

Parlare di storia della musica significa partire da questi presupposti e organizzarne lo sviluppo seguendo i diversi periodi storici.

Esiste una storia della musica che poggia su documentazione storica ma è esistita una musica di cui non sappiamo nulla. Chiedeva il prof. Tortoreto, quale musica produceva l’uomo di Neanderthal? Certamente non si limitava a nutrirsi, aveva in sé un germe che è arrivato sino a noi. Per natura l’uomo si distingue dal verme, dall’albero, dal quadrupede. La natura, tuttavia, non ha un’intelligenza finalizzata a fare arte; l’uomo vuole fare arte come qualcosa di esterno alla sua corporeità. La pioggia, il vento, il grido di chi chiede soccorso, il pianto di un bimbo, possono emozionare ma non sono arte. Non si può parlare correttamente di “musica del mare” anche se è poetico: il mare non si organizza, non ha finalità espressive.

L’arte, dunque, non è un fenomeno naturale anche se può rispecchiare fenomeni naturali: continuo e discontinuo, forte e piano. Nel Medioevo si parlava di musica delle sfere, l’armonia che si diffondeva nel cosmo grazie al movimento dei pianeti.

L’arte è dunque produzione umana, frutto di un progetto, di una intenzione.

L’espressione sonora prescinde da un significato preciso (è asemantica) mentre il linguaggio delle parole è semantico, ha sempre un significato, un senso; lo scopo della musica è legato, in modo più o meno evidente, ad un obiettivo: convincere, commuovere, dimostrare.

In uno stesso periodo storico si possono registrare musiche assolutamente diverse. Nel Medioevo troviamo la musica laica, quasi da ballo, riproposta oggi dal Gruppo Tetractis (anno 1100 circa) e il canto gregoriano, un canto religioso.

La distinzione che si può operare tra musica sacra e musica profana sta nella differenza di organizzazione delle note, così come la collocazione delle parole in una poesia.

Non esiste un linguaggio “generico”, il termine va sempre accompagnato da un qualificativo: linguaggio del corpo, linguaggio dei gesti. La musica è un linguaggio che si organizza secondo una sintassi e con una precisa funzione espressiva.

Per questo la musica è considerata il regno della libertà.

Le leggi/regole della musica cambiano con il tempo (per abitudini, nuove grammatiche, necessità).

Lo strumento principe dal 1100 al 1300 era l’organo, regolato da norme molto descrittive e particolari perché doveva servire all’ufficio sacro; venivano utilizzati anche strumenti a percussione, che segnavano di più il ritmo, adatti anche a gruppi (8 persone erano già un gruppo consistente, come i cantori della Cappella Sistina). Nel periodo citato si suonava l’arpa, il liuto e altri strumenti a fiato. La civiltà musicale era molto ricca e elaborata.

La musica è presenza costante nella vita medioevale anche se alcuni strumenti risultavano molto costosi; tutte le famiglie aristocratiche avevano il loro musico.

Dal 600 fino alla scoperta dell’America si vive un’età ricca, nella quale si formano le nazioni, le loro identità, in un crogiuolo artistico ricchissimo. Le comunità erano isolate ma unitarie; la Francia del nord aveva sue caratteristiche specifiche, la lingua d’oc e la lingua d’oil erano diverse ma esisteva una civiltà unificante. La musica stessa svolgeva una funzione unificante importante.

La musica dei goliardi di Bologna poteva essere apprezzata e compresa a Parigi e a Barcellona. Era la lingua unificante europea. Grazie alla musica si sono formate delle identità storiche che hanno inciso anche sulla costituzione geografica vera e propria dei diversi stati. Non solo la letteratura, dunque, ma anche le arti collaterali e la musica, in primis, hanno avuto una funzione identitaria importante perché la diffusione della musica è semplice, diretta, mentre il quadro, ad esempio, devi andare a guardarlo; l’orecchio è sempre aperto, la musica la senti tuo malgrado anche passando per strada.

 

La seconda lezione è stata tenuta dal prof. Andrea De Carlo, che ha ripreso il concetto della musica come arte universale che, per essere apprezzata non richiede la conoscenza condivisa di un linguaggio. C’è una profonda sintonia tra musica e matematica. Gli esseri viventi condividono alcune conoscenze innate quale, ad esempio, la conoscenza del moto degli oggetti: se un oggetto viene spostato si sa già dove finirà. Lo sanno anche il cane e il gatto ai quali lanciamo un bastoncino o una palla. In pittura si può dipingere un quadro con un soggetto contemporaneo ma utilizzando tecniche medievali o dipingere un soggetto medievale ricorrendo a tecniche contemporanee. La musica ha una base fisica ed una fortissima componete logica. Cos’è una melodia? Una successione di note tra le quali c’è un senso. Per interessare ed emozionare nella successione deve esserci una regola, ma non troppo regolare altrimenti l’emozione non si accende. La melodia è dunque un motore che associa una regola e un processo adrenalinico costante senza fine; si può stabilire la regola, modificarla e variarla, sempre utilizzando la fisica. Nei diversi linguaggi suono e parola non coincidono anche se sono collegati; nella musica il suono è tutto e non c’è nulla da spiegare. Per questo possono apprezzarla tutti subito. Si può raccontare una storia al contrario? Sì, avviene anche al teatro o al cinema. Con la musica si può fare la stessa cosa? Si ascolti l’inizio della melodia delle Variazioni di Golberg di Bach e si provi ad ascoltarla al contrario: si produce un’altra melodia bella anche se diversa. Si può dunque parlare di reversibilità della melodia. Questi ed altri concetti sono stati espressi con efficacia dal prof. De Carlo, alla cui lezione ha fatto seguito quella del prof. Renzo Giuliani su “Sua Maestà il pianoforte: affermazione e sviluppo dello strumento. Le diverse caratteristiche stilistiche” e la lezione su “Sonata e Concerto nell’età barocca”, a cura dei Prof. Sabatino Servilio, Ettore Maria Del Romano e Mariano Innocenti. La lezione è stata introdotta dal prof. Innocenzi che ha illustrato l’importanza degli archetti per la qualità del suono mostrandone alcuni che lui stesso ha realizzato e richiamando il fatto che lo strumento migliore è quello di produzione italiana mentre il migliore archetto è di produzione francese. A questa prima parte è ha fatto seguito un concerto dei professori Servilio e Del Romano, che hanno eseguito, tra l’altro, alcune musiche composte per il Re Sole, Luigi IX di Francia e Navarra (1638/1715).